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Misura dell'attenuazione del fascio ultrasonoro

ISO 9712 - SNT-TC-1A - EN 1090 - ISO 3834 - ISO 9606 - DM 14 Ottobre 2008 - PED - CDP -
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EnricoCasiraghi
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Misura dell'attenuazione del fascio ultrasonoro

Messaggio da EnricoCasiraghi »

Buongiorno a tutti,
Parliamo di attenuazione del fascio ultrasuoni a causa della trasparenza nel materiale in cui si propagano.
Ho dei dubbi sul calcolo dell'attenuazione:
In una dispensa dell'AiPND pe la preparazione all'esame di livello 3 metodo UT si sostiene che il calcolo debba essere effettuato con:
a= (Diff.dB-6dB)/2d (1)

Dove a è il nostro coefficiente di attenuazione, Diff.dB (o delta dB)è la differenza in decibel tra il primo ed il secondo eco di fondo (o di riferimento), 6 dB è la perdita naturale di decibel dovuta alla divergenza del fascio (considerando di essere ad una distanza superiore a tre volte la zona prossima della sonda) e 2d è 2 volte la distanza del percorso UT.
Tutto ciò però fa a pugni con una formula per il calcolo di a che ho trovato in un testo più "ufficiale" ovvero 'Le Prove Non Distruttive Vol. 1' dell' AIM Associazione Italiana di Metallurgia (per chi ce l'ha, parlo di pagina 635-636-637). Qui infatti è riportata la seguente:

a= (Diff.dB-6dB) / d (2)

Dove la differenza con (1) è nel fatto che a denominatore si utilizza d e non 2d, ovvero si usa dividere per una volta la distanza del percorso UT.
Parlando con altri del settore (di comprovata esperienza) mi è stata indicata come corretta la (1): la motivazione è che il fascio UT percorre due volte lo spessore essendo che parte dal cristallo, va a rimbalzare sulla parete opposta e torna al cristallo ripercorrendo lo stesso tragitto; per tale motivo si devono considerare le perdite in dB/m sul doppio del percorso. Come ragionamento fila.
Il dubbio è che un testo autorevole lo nega e propone una formula altrettanto logica: l'attenuazione viene infatti intesa come la perdita di decibel nella distanza tra il primo ed il secondo eco di fondo su una scala (quella dell'apparecchio) che già tiene conto che il fascio percorre il doppio della distanza segnata sulla scala (e.g. la distanza da 0 a 1 mt. che io leggo sull'apparecchio significa che ,in realtà, il fascio ha coperto una distanza di 2mt., perchè fa 1 mt. di andata + 1mt. di ritorno= 2mt.).
Qualcuno ha idee in merito? Ha già affrontato questo dubbio? Ha già notato queste discrepanze di pensiero?

Un saluto ed un buon lavoro a tutti voi



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marco-itr
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Re: Misura dell'attenuazione del fascio ultrasonoro

Messaggio da marco-itr »

Ciao Enrico,
premetto che non sono un esperto e per quanto riguarda la perdita di trasferimento ho anch'io sempre avuto risposte diverse e incerte (proprio da chi viene considerato il guro del metodo)
Intanto ti chiedo di indicarmi il testo di AIPND e la pagina, il capitolo dal manuale dell'associazione metallurgia l'ho letta prima di scrivere questo post.

Trovo più corretta la formula 2 per 2 motivi:
- Le curve AVG in ascissa contengono la distanza (normalizzata ad N nel caso della curva universale). Se fosse 2d allora dovrei usare le curve AVG per tarare la sensibilità con 2d? Non mi risulta sia così.
- Lo strumento da una misura in dB del tempo di volo (andata/ritorno)

Attenzione però ai meno 6 dB, spesso non si è in un campo 3N, se non ricordo male il libro AIPND propone un metodo semplificato.

Tutto questo vale però se il controllo viene fatto con curva AVG direttamente costruita sul pezzo (con strumento analogico).
Ma se faccio una DAC (o meno comune AVG) con blocco campione credo che il giochino non funzioni più. Bisogna calcolare la differenza tra blocco campione e pezzo di prova.
E qui si presenta un'altro problema, la differenza di percorso in quanto molto spesso i blocchi di taratura non hanno un percorso identico.

Concludendo informandomi con varie persone, guro e non guro del metodo, ho altri due metodi per calcolare le perdite di trasferimento calcolando la differenza di attenuazione tra blocco campione e pezzo.
Quello che però voglio sottolineare è che NESSUNO e ripeto NESSUNO (guri e non guri) mi ha mai detto che per calcolare le perdite di trasferimento si dovrebbe far riferimento alla norma UNI EN ISO 16811 (ex UNI EN 583-2) nella quale vengono proposti 2 metodi per il calcolo delle perdite di trasferimento.

Spero che nel frattempo hai trovato anche altre risposte e magari ce le illustri.

ciao

marco


Certificato UNI EN 473 ISO 9712
Livello 3 metodi: UT - RT - TT -VT- MT - PT
http://www.itrsystem.com

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