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Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

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LucaA
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Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da LucaA » 16/04/2017, 0:27

Buongiorno,
avete dei consigli su come posso riscaldare correttamente lo scafo un'imbarcazione posta all'interno di un rimessaggio navale.
Devo effettuare delle prove per un cantiere per dimostrare l'affidabilità dell'indagine termografia nella nautica.
Il problema sussiste nel fatto che queste imbarcazioni, in vetroresina o in legno, spesso sono molto vicine fra loro, un paio di metri al massimo, e non si possono spostare in quanto sono tutte su invaso. Non vorrei imbattermi nell'errore di concertare troppo la fonte di calore in punto e avere poi dei falsi positivi.
Che tipo di riscaldatori consigliate? Vi è una distanza minima da dove devo posizionare il riscaldatore?

Grazie

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claudiot
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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da claudiot » 18/04/2017, 10:10

l'ideale sarebbe usare un riscaldatore ad infrarossi ceramico, se emette anche luce visibile si avranno inevitabilmente delle interazioni con le vernici di diverso colore dello scafo.
Questo solo se vuoi fare quello che si definisce termografia attiva, se invece vuoi fare lock in serve una termocamera apposita con una strumentazione particolare, costo: a partire ada 30 mila €.
se ti interessa vedere l'osmosi allora la cosa va fatta subito dopo che la barca è stata tirata fuori dall' acqua, e puoi usare il sole per sollecitare termicamente.

per quanto riguarda la distanza del riscaldatore dipende dalla potenza dello stesso, dal materiale che devi testare, e dall' area interessata.
Non è la termocamera che fa il termografo
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Corrado
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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da Corrado » 18/04/2017, 12:31

Quando non si può utilizzare il benefico contributo del nostro amico sole, per riscaldare (in un rimessaggio) puoi utilizzare la convezione (ad es. i "cannoni ad aria calda" alimentati ad elettricità o, meglio, a gas) o l'irraggiamento (i riscaldatori elettrici IR).
Se il rimessaggio ha dimensioni tutt'altro che contenute (come nella stragrande maggioranza dei casi...) gli "illuminatori" a raggi IR sono la tua unica alternativa.
Personalmente uso dei riscaldatori da 2KW cad. con un dimmer elettronico, molto simili a quelli che puoi vedere nell'allegato:
FRICO riscaldatori.pdf
(296.73 KiB) Scaricato 69 volte
Sempre nell'allegato troverai delle interessanti tabelle (a pag.2 ed a pag.5) che ti faranno capire la relazione fra distanza ed innalzamento della temperatura ma, mancando alcune variabili (che tipo di parabola utilizza il tuo riscaldatore? Che curvatura ha la parabola? etc.), l'unico metodo che ti consiglio caldamente ;) è quello... empirico!
Personalmente non colloco mai il riscaldatore a meno di 2 metri dallo scafo che intendo ispezionare. Dopo qualche decina di prove, ho potuto studiare i tempi di irraggiamento migliori e le distanze (legate ai miei personali riscaldatori...) più idonee ad ottenere un riscaldamento uniforme, senza essere io a creare riscaldamenti localizzati.
Se vuoi fare delle riprese panoramiche, utilizza più riscaldatori posizionati in maniera equidistante fra loro.
Se la tua termocamera prevede la funzione "time lapse", puoi posizionarla su di un treppiedi e far scattare un termogramma ogni 60 secondi: vedrai una molto istruttiva evoluzione del gradiente termico fino ad un massimo di cosiddetta "non fruibilità".
Non disponi di questo automatismo? Non c'è problema: armati di pazienza e scatta tu un termogramma magari ogni 5 minuti per vedere l'evoluzione del riscaldamento ed il conseguente palesarsi delle cosiddette "anomalie termiche".
Se ci fosse una regola universale l'avrei condivisa molto volentieri ma il metodo empirico e la pazienza sono gli unici accorgimenti che ti porteranno a sviluppare il tuo personalissimo metodo di indagine!
Se hai ulteriori dubbi, chiedi pure!

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Corrado
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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da Corrado » 18/04/2017, 12:40

P.S. Naturalmente "quoto in toto" quanto detto da claudiot... :D

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SimoneSalaris
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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da SimoneSalaris » 15/12/2017, 19:03

Ciao a tutti!
Dopo la lettura dei vostri commenti, visto che si tratta una materia per me molto interessante, ho avuto delle perplessità, che ora vi espongo, con le varie motivazioni.

Tre anni fa ho acquistato una vecchia barca a vela del 1978 e due anni fa ho fatto il primo alaggio per i lavori di antivegetativa. Nell’opera viva erano presenti, dislocate in tutto lo scafo, diverse bolle d’acqua che si spremevano come foruncoli: osmosi, è stata la sentenza degli esperti. :oops:

Preso dalla disperazione inizialmente, mi sono armato di coraggio poi e, sotto consiglio degli stessi esperti lupi di mare, ho riportato tutto alla vetroresina. Durante i lavori, eseguiti personalmente, mi sono reso conto però che le bolle d’acqua scomparivano man mano che toglievo gli strati di antivegetativa (5 o 6) accumulati negli anni. Purtroppo non ho dato il giusto peso a questo fatto ed ho rimosso totalmente anche il gelcoat, convinto ormai di fare il trattamento anti osmosi da zero (non vi dico quanto mi è costato). Purtroppo perché, la barca non aveva osmosi se non qualche macchiolina più piccola di un cent nei pressi della sentina(foto allegata). L’intervento quindi poteva concentrarsi solo in questi punti e non su tutto lo scafo, con un notevole risparmio. :oops:

La prima perplessità è questa: se faccio la termografia subito dopo che la barca viene tolta dall’acqua, sono sicuro del fatto che l’umidità eventualmente rilevata sia nella vetroresina e non tra gli strati di antivegetativa?

Non sarebbe più corretto eseguire l’analisi quando l’opera viva è stata ripulita dalle vecchie antivegetative?

In teoria, per fare un lavoro ben fatto, a prescindere dalla presenza di osmosi, l’antivegetativa vecchia andrebbe rimossa totalmente prima di applicare quella nuova, ma in pratica, per risparmiare tempo e denaro, accade spesso che dopo una sommaria “spazzolata” la nuova antivegetativa venga applicata sulla vecchia e da qui i vari strati, che sono almeno due per ogni trattamento.

La seconda perplessità deriva dal fatto che l’osmosi viene definita dai marinai il cancro dell’imbarcazione. Un trattamento di cura dell’osmosi prevede lunghi cicli di asciugatura con macchinari molto costosi, proprio perché è molto difficile togliere l’umidità alla vetroresina: credo quindi che l’effetto dell’umidità rimanga ben visibile per parecchio tempo, proporzionalmente alla quantità di umidità presente.

Personalmente, qualora si presentasse la possibilità di analizzare una imbarcazione, visto che due anni fa ancora non avevo la termocamera e non avevo neanche la minima parte delle informazioni che invece ho acquisito fino ad oggi, attenderei la rimozione della vecchia antivegetativa fino al gelcoat, prima di scaldare ed analizzare. Questo sarà per me, vista la personale esperienza, un punto fermo per evitare di incorrere nell’umidità presente fra gli strati vecchi di materiale e dare quindi una diagnosi sbagliata.
Pensate sia un ragionamento corretto?
Allegati
IMG_1710.JPG
Bolla nella vetroresina.

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marco-itr
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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da marco-itr » 20/02/2018, 19:37

ciao Simone,
ti scrivo qual'è la mia idea.
La prima perplessità è questa: se faccio la termografia subito dopo che la barca viene tolta dall’acqua, sono sicuro del fatto che l’umidità eventualmente rilevata sia nella vetroresina e non tra gli strati di antivegetativa?
NO
Non sarebbe più corretto eseguire l’analisi quando l’opera viva è stata ripulita dalle vecchie antivegetative?
Sarebbe meglio ma dipende anche dello stato dell'antivegetativa rimasta.
La seconda perplessità deriva dal fatto che l’osmosi viene definita dai marinai il cancro dell’imbarcazione. Un trattamento di cura dell’osmosi prevede lunghi cicli di asciugatura con macchinari molto costosi, proprio perché è molto difficile togliere l’umidità alla vetroresina: credo quindi che l’effetto dell’umidità rimanga ben visibile per parecchio tempo, proporzionalmente alla quantità di umidità presente.
Dipende dalla stagione ma credo che vada fatto il prima possibile per poter fare una valutazione con la termografia classica.
Personalmente, qualora si presentasse la possibilità di analizzare una imbarcazione, visto che due anni fa ancora non avevo la termocamera e non avevo neanche la minima parte delle informazioni che invece ho acquisito fino ad oggi, attenderei la rimozione della vecchia antivegetativa fino al gelcoat, prima di scaldare ed analizzare. Questo sarà per me, vista la personale esperienza, un punto fermo per evitare di incorrere nell’umidità presente fra gli strati vecchi di materiale e dare quindi una diagnosi sbagliata.
Pensate sia un ragionamento corretto?
Togliere tutta l'antivegetativa è ottimo ma non necessariamente indispensabile. La profondità dei difetti comunque non la conosci quindi quando si asporta lo strato di rivestimento si può vedere la profondità del difetto ed eventualmente fermarsi e fare un'altra termografia.

Ma LucaA dov'è finito ?!
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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da SimoneSalaris » 22/02/2018, 13:03

Ciao Marco
Grazie per aver risposto alle mie perplessità.
E' ovvio che ogni situazione andrà analizzata caso per caso, valutando ogni volta la procedura corretta da applicare.
Vero è che il dubbio sulla presenza di osmosi nasce proprio durante i lavori di manutenzione, quindi con la possibilità di verificare lo stato degli elementi da analizzare con assoluta precisione e le dovute precauzioni.

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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da LucaA » 25/02/2018, 11:54

Buongiorno,
innanzitutto scusate se non ho risposto al primo posto di Simone, ma mi era sfuggito.. :D

Tornando sul discorso, credo che ci sarebbe molto di cui discuterne, ma alla fine ne fanno sempre da padrone necessità dei cantieri dove l'imbarcazione è tirata a secco, il tempo e il denaro.

Se parliamo di imbarcazioni appena tirate a secco, quel che riguarda l'antivegetativa, sono d'accordo con Simone, la vecchia antivegetativa andrebbe tolta.

Per due motivi, il primo è che la nuova antivegetativa (compreso di fondo e primer) sarebbe applicata sul gel coat in maniera ottimale. spesso mi capita di vedere antivegetative che sfogliano perché non aderiscono agli strati sottostanti per incompatibilità dei prodotti o perché applicata sopra zone ancora bagnate o non preparate in maniera adeguata.

Il secondo, applicare antivegetativa sopra antivegetativa, appesantisce l'imbarcazione, aumentandone i consumi così come una carena sporca.

Per i controlli termografici, penso che ogni situazione va analizzata a sè.
Purtroppo il poco materiale didattico e normativo sui controlli termografici applicati ad imbarcazioni da diporto non aiuta.
Per mio modesto parere, per avere una visione d'insieme più dettagliata,l'uso della sola termografia può non essere completo, perciò cerco di completare l'indagine con altri strumentazioni come Ultrasuoni o Moistur Meter.

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marco-itr
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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da marco-itr » 27/02/2018, 11:32

ciao LucaA,
quale strumento ultrasuoni usi e con quali sonde ( inteso come diametro, frequenza e tipologia di onda che immagino sia longitudinale)

con gli UT vedi le delaminazioni ma riesci a vedere anche le cricche ?
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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da LucaA » 01/03/2018, 10:15

Ciao marco-itr,

per il momento mi limito ad effettuare una passata con il martello digitale ad ultrasuoni e devo dire che spesso laddove riscontravo una zona dubbia con la termocamera, il martello mi confermava la presenza di difetti. Per il resto,non avendo i livelli non mi spingo oltre, anche se una mezza idea di seguire il corso l'avrei, ma non so in quanto tempo riuscirei ad ammortizzare la spesa per la formazione e l'apparecchiatura.

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Re: Come riscaldare correttamente una porzione di scafo

Messaggio da marco-itr » 03/03/2018, 23:12

ciao,
mi puoi dire marca e modello del martello digitale ad ultrasuoni

.......magari se hai un link che ne descriva le caratteristiche......
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